Nuovo indirizzo


Mi sono trasferita a questo indirizzo.
Alla fine sono rimasta qui, ho provato blogger ma non mi ha convinto e meno ancora altre piattaforme, ancora più complesse di wordpress. Ma sì…il primo amore non si scorda mai. Ci lavorerò piano piano, arricchendolo strada facendo. Per prima cosa devo capire perchè non esiste più il widget del blogroll…ma risolverò, spero…
Ricomincio quindi con cose nuove e cose vecchie. Il vecchio blog rimarrà come archivio per il momento, ma quando non servirà più lo cancellerò.

Sito in rifacimento


Ricominciamo. Non so ancora dove e come. Forse ancora qui, forse su un’altra spiaggia, non so…Mi sto guardando intorno. WordPress è diventato un po’ macchinoso per me. Comunque…a presto! Metterò qui l’indirizzo della mia nuova casa, appena sarà pronta, Per chi volesse continuare a leggere i miei scarabocchi. Ciao!

Mare bambino


L’attesa finiva lì.
sparpagliata tra le valigie aperte
sul pavimento.
Mi tenevi per mano
conducendo la corsa tra le siepi di more
Alla fine del sogno
solo io, te e il mare.
© P.M

Figlio


Quando il tempo stringerà i fianchi alla strada

non sia mai per te

la stanchezza dell’ascolto

Ama le pagine in bella grafia
e leggi le brutte copie
camminando sui suoi passi.
Non sia mai per te
il rimpianto di un amore incompreso
ma siano solo tuoi i suoi occhi
E di nessun altro.

© Patrizia.M.

Fotografia


Ho recuperato questa foto dall’album di ricordi di mio padre.
E’ una foto scattata nel 1950 nel campo profughi di Servigliano (Marche). Uno dei tanti campi allestiti per accogliere i profughi dell’Istria e della Dalmazia in fuga da una terra che non era più loro.
Certo, si faceva anche festa nei campi profughi. Si doveva fare. Per stare insieme, per sorridere, per scacciare la paura di un futuro difficile ed incerto. Per i ragazzi era più facile forse.
Mio papà è il ragazzo con la chitarra. Aveva allora quasi diciannove anni, dietro di lui sua sorella sedicenne. Tamburello in mano, anche mio nonno sorride.
Ma andando oltre i visi cari di cui conosco le storie, mi hanno colpito il viso e la postura di quella signora dietro il sorriso di mio nonno. Le foto a volte, restituiscono le verità nascoste.
E per lei è nata questa piccola cosa
Fotografia
Un fiume di memoria segna il confine tra me e te
Ho guardato il tuo viso sotto i rombi di un temporale
Mai colonna sonora fu più adeguata
Ho provato a raccogliere il tuo stupore
lo stupore per il male altrui
Ho provato a raccogliere la paura dei vecchi
E il tuo sguardo bambino.
Ti chiamerò “Ita”
Come mia nonna
© Patrizia.M